Orvieto. Nome di una città che si sovrappone a quello di una Denominazione di Origine di un vino, a indicare il rapporto indissolubile tra un luogo e il suo prodotto di bandiera.

Una storia antica, che risale ai tempi degli Etruschi, che scavarono delle grotte nei terreni tufacei, dando vita a delle vere e proprie cantine di vinificazione ante litteram, distribuite  su 3 livelli:  nel I livello l’uva veniva pigiata e trasformata in mosto e colava, attraverso delle tubature di coccio, nel II livello, dove avveniva la fermentazione e la successiva svinatura; il vino era così pronto per la maturazione e la conservazione nel III livello. Il risultato era una bevanda aromatica, profumatissima, dal sapore leggermente dolce e di colore giallo dorato, a testimonianza della vocazione del territorio per i vini bianchi.

Successivamente, divenne il vino dell’Impero Romano e poi dei Papi, che a lungo hanno risieduto nella città.

Tale era la fama e il valore di questo vino, che venne usato per pagare gli ingenti lavori del Duomo orvietano; persino i pittori Pinturicchio e Signorelli, tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, chiesero un approvvigionamento vitalizio di vino per gli affreschi all’interno della chiesa.

In epoca più recente si riporta che il vino di Orvieto fu usato da Garibaldi e dai suoi Mille, prima di lasciare il porto di Talamone, per brindare all’avventura siciliana.

È proprio nel corso dell’800 che il vino di Orvieto diventa da abboccato a secco, sia per una maggiore stabilità qualitativa del prodotto che per assecondare le mode di un mercato che stava diventando sempre in maggiore espansione.

È nel 1931 che viene delimitata la zona di produzione del vino tipico di Orvieto, mentre nel 1971 è stata riconosciuta la DOC (Denominazione di Origine Controllata) Orvieto che ne certifica la qualità e l’appartenenza al territorio, attraverso un rigido disciplinare e che, oggi, lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Dalla vendemmia 1997 è possibile produrre un Orvieto Classico con la qualifica di “Superiore”. Quest’ultimo può essere messo in commercio solo dopo il 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia, si ottiene grazie a una drastica diminuzione della produzione per ettaro (da 110 a 80 ql/ha) e deve avere un contenuto alcolico minimo di 12%.

Fino a qualche anno fa la viticoltura era tradizionale, con la presenza della coltura promiscua, oggi totalmente sostituita con una completa ristrutturazione dei vigneti: una maggiore densità di impianto e sistemi di allevamento che consentono di ottenere una minore quantità per pianta e quindi una migliore qualità. Cantina Altarocca, la nostra azienda biologica, produce sia l’Orvieto Classico (Arcosesto) che l’Orvieto Classico Superiore (Albaco) oltre al Rosso Orvietano DOC (Librato) e a gli altri vini che sono IGT.

Pubblicato il 5 giugno 2017